Pagamento TFR: quanto tempo ho per richiederlo?

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Da quando posso richiedere il pagamento del TFR e quanto tempo ho per richiederlo?

Questa è una delle domande più frequenti che vengono poste dai lavoratori dipendenti, quando, concluso il rapporto di lavoro, attendono il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto.

Innanzitutto, per comprendere da quando può essere richiesto, è opportuno prima chiarire che cos’è il TFR.

Disciplina del TFR

L’art. 2120 c.c. prevede espressamente che:

In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto a un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5.

Dalla norme di legge, quindi, si ricava che: il lavoratore dipendente ha diritto di ottenere il pagamento del TFR alla conclusione del rapporto lavorativo qualsiasi ne sia la causa (dimissioni, licenziamento, scadenza contratto).

Infatti, il TFR altro non è che una percentuale della retribuzione del dipendente, trattenuta anno per anno, e liquidata alla fine del rapporto di lavoro, applicando una rivalutazione.

Quindi, il TFR altro non è che uno stipendio differito, pagato alla conclusione del rapporto.

Quando deve essere pagato il TFR?

Ne consegue che, il dipendente può richiedere il pagamento del TFR subito dopo la conclusione del rapporto.

Tuttavia, il datore di lavoro potrebbe aver bisogno di un po’ di tempo per provvedere al pagamento del TFR.

In questi casi, bisogna fare riferimento al contratto di lavoro (CCNL) stipulato dalle parti.

Infatti, il contratto collettivo nazionale nella maggior parte dei casi prevede un termine, che varia a seconda delle categorie, entro cui il datore di lavoro deve provvedere al pagamento del TFR (generalmente non più di 45 giorni).

Il dipendente, quindi, può dover attendere del tempo per ricevere il pagamento del TFR, ma deve stare attento a attendere troppo!

Perché, altrimenti, potrebbe rischiare la prescrizione del diritto.

Per il mancato pagamento del TFR, il lavoratore, infatti, ha 5 anni dalla conclusione del rapporto di lavoro, per richiedere il pagamento del TFR al datore di lavoro, altrimenti il diritto si prescrive. Così come previsto dall’art. 2948 c.c. anche per il diritto alla retribuzione (se desideri approfondire l’argomento, leggi anche “STIPENDI NON PAGATI: QUANDO SI PRESCRIVONO?”).

Tuttavia, il lavoratore ha diversi alcuni rimedi per interrompere la prescrizione o per allungarla a dieci anni.

Andiamo a vedere quali.

Come interrompere la prescrizione?

Interrompere la prescrizione vuol dire che, con il compimento di un determinato atto, il creditore è in grado di bloccare il decorso della prescrizione, che – da quel momento – riparte da 0.

Perché il creditore può interrompere la prescrizione?

La prescrizione è una sorta di data di scadenza del diritto. Se il titolare dimostra di non aver interesse ad esercitare il suo diritto (come nel caso in cui lavoratore non richiede il pagamento del TFR al proprio datore di lavoro), la legge allora prevede che il diritto si prescrive e il titolare non può più esercitarlo.

Per questa ragione, all’inverso, quando il lavoratore dimostra con il suo comportamento di voler esercitare il suo diritto, la prescrizione si interrompe.

Andiamo a vedere quali sono quegli atti che il lavoratore può mettere in atto per interrompere la prescrizione.

Diffida ad adempiere

In primo luogo, per interrompere la prescrizione del TFR, il lavoratore o il suo avvocato possono inviare una lettera di messa in mora al datore di lavoro con richiesta di pagamento del TFR entro un dato termine (diffida ad adempiere).

Infatti, anche la semplice richiesta stragiudiziale di pagamento, se fatta correttamente, è idonea ad interrompere la prescrizione.

L’importante è che tale richiesta di pagamento venga fatta con una modalità tale per cui, in caso di contestazione del datore di lavoro, dimostri l’avvenuto ricevimento da parte dello stesso della diffida.

Per questa ragione è fondamentale che il lavoratore spedisca la diffida ad adempiere tramite raccomandata A/R oppure tramite PEC (posta elettronica certificata).

Infatti, entrambi questi metodi garantiscono l’emissione di una ricevuta di avvenuta consegna al destinatario che fa fede sia in ordine alla ricezione da parte del destinatario della spedizione sia in ordine al momento in cui è stata effettuata.

Dal momento della ricezione da parte del destinatario della diffida ad adempiere, la prescrizione inizia nuovamente a decorrere dall’inizio.

Domanda giudiziale

Altrimenti, un altro modo per interrompere la prescrizione è quello di proporre domanda giudiziale.

Per il pagamento del TFR, il lavoratore ha sostanzialmente due alternative: il ricorso per decreto ingiuntivo (più veloce, ma richiede la prova scritta del credito), il ricorso ordinario. Se desideri approfondire l’argomento, puoi leggere “TFR NON PAGATO: COSA FARE?“.

In questi casi, il lavoratore deve nominare un avvocato che lo assista (se desideri metterti subito in contatto con un legale per una consulenza gratuita, clicca qui).

Nell’ipotesi di proposizione di domanda giudiziale per il pagamento del TFR, la prescrizione si interrompe dal momento della domanda e resta sospesa per tutto il corso del giudizio.

Inoltre, se all’esito del giudizio, il lavoratore ottiene una sentenza di condanna del datore di lavoro (o un decreto ingiuntivo non opposto), il diritto al pagamento del TFR si prescrive non più in cinque anni, ma in dieci anni.

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