Pagamento TFR quando spetta? La Cassazione favorisce il lavoratore

Con la ordinanza 4360/2023, la Cassazione ha esaminato la fattispecie di un lavoratore che – formalmente assunto con contratto di collaborazione – ha richiesto alla Corte il riconoscimento del corretto inquadramento del rapporto come lavoro dipendente e i conseguenti diritti, incluso il pagamento del TFR.

Il caso esaminato dalla Suprema Corte offre un esemplare chiarimento sulla natura del rapporto di lavoro e sulle tutele che il sistema giuridico offre ai lavoratori impiegati con contratti atipici nelle pubbliche amministrazioni.

Ma soprattutto fornisce chiarimenti fondamentali sul trattamento di fine rapporto, sulla natura dello stesso e i casi in cui deve avvenire il pagamento del TFR.

In particolare, la Cassazione ha dovuto affrontare due questioni di diritto:

1) se l’inquadramento formale del rapporto di lavoro come contratto di collaborazione escluda la possibilità per il lavoratore di vedere riconosciuti i diritti previsti per il lavoratore dipendente, pur in presenza degli elementi di fatto che caratterizzano il lavoro subordinato.

2) se il pagamento del TFR spetta al lavoratore sia in caso di cessazione del rapporto di lavoro per raggiungimento dell’età pensionabile, sia in caso di dimissioni. Se vuoi approfondire l’argomento, leggi anche l’articolo: Se mi licenzio ho diritto al TFR?

Il caso

Per rispondere alla questioni sopra indicate, è necessario partire da un inquadramento fattuale del caso in esame.

Il lavoratore, in precedenza impegnato con l’ENAM attraverso quattro contratti di collaborazione coordinata e continuativa, ha citato in giudizio l’INPS, chiedendo il riconoscimento della natura subordinata del suo impiego e il TFR che gli sarebbe spettato alla conclusione del rapporto.

Il lavoratore, infatti, in contrasto con la denominazione formale del contratto di lavoro, ha chiesto alla Corte di accertare il corretto inquadramento del rapporto in esame come rapporto di lavoro subordinato. E, in conseguenza di tale accertamento, il riconoscimento di tutti i diritti spettanti al lavoratore dipendente, tra cui quello al pagamento del TFR alla conclusione del rapporto lavorativo.

Analisi giuridica

In primo luogo, la Corte ha affermato che – la denominazione formale di un contratto di lavoro (nel caso di specie, un contratto di collaborazione), non esclude la possibilità di un diverso inquadramento giuridico del rapporto come lavoro subordinato, qualora sussistano gli elementi di fatto che caratterizzano il lavoro dipendente.

In altri termini, il datore di lavoro non può sottrarsi al rispetto dei diritti previsiti per il lavoratore dipendente tramite una qualificazione meramente formale del rapporto di lavoro di lavoro.

La sostanza prevale sulla forma.

Quindi, se il lavoratore ha svolto mansioni da lavoratore dipendente con modalità da lavoratore subordinato, ha diritto al corretto inquadramento contrattuale e ai diritti ad esso collegati.

La Suprema Corte affronta po l’altra questione relativa al pagamento del TFR in caso di dimissioni.

Per risolvere tale questione, la Corte di Cassazione si concentra sulla interpretazione dell’articolo 2120 del Codice Civile.

Tale articolo, infatti, regola il trattamento di fine rapporto (TFR) nel contesto dei rapporti di lavoro subordinato.

Partendo da tale articolo, la Cassazione, attraverso una interpretazione estensiva, ha accertato che il diritto al pagamento del TFR sorge solo alla cessazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla causa (dimissioni o raggiungimento dell’età pensionabile).

Elementi Chiave della Sentenza:

  1. Natura del Contratto: Il riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro è fondamentale per l’applicazione del CCNL e per il calcolo del TFR.
  2. TFR e Cessazione del Rapporto: La sentenza chiarisce che il TFR matura con la cessazione del rapporto di lavoro, e non è necessario che il rapporto sia stato formalmente qualificato come subordinato fin dall’inizio.
  3. Implicazioni per il Pubblico Impiego: Il verdetto stabilisce che le violazioni nella stipulazione dei contratti non comportano automaticamente la trasformazione in rapporti a tempo indeterminato, ma garantiscono comunque diritti quali il TFR, se il lavoro svolto rientra de facto nella categoria del lavoro subordinato.

Commento Finale

Questa sentenza si inscrive in un trend giurisprudenziale che cerca di proteggere i diritti dei lavoratori da un punto di vista sostanziale e non meramente formalistico.

Infatti, la Corte ha assicurato l’effettività della tutela, stabilendo che le formalità contrattuali non possono utilizzate per aggirare agli obblighi normativi e retributivi.

Infatti, l’interpretazione adottata dalla Cassazione, secondo cui il diritto al pagamento del TFR deve essere applicato indipendentemente dalla qualifica formale del contratto, è volta privilegiare la tutela del lavoratore sopra la mera forma contrattuale.

In conclusione, il caso in esame costituisce un importante precedente per i lavoratori, in quanto afferma la prevalenza della sostanza sulla forma contrattuale e, conseguentemente, il riconoscimento dei diritti previsti per il lavoratore dipendente.

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