Come recuperare il TFR non pagato? I passi da compiere

Il momento difficile del licenziamento o della cessata attività spesso culmina in un’ultima amara nota, il problema di come recuperare il TFR non pagato.

Ma cosa è il TFR?

Ebbene, il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) è una componente fondamentale della retribuzione di un lavoratore, riconosciuta per legge in Italia.

Secondo la legge, la fine di un rapporto di lavoro dovrebbe comportare la liquidazione di questa somma.

Purtroppo, ci sono casi in cui il TFR non viene correttamente immediatamente al lavoratore che pur ne avrebbe diritto.

E non rileva che la causa della cessazione del rapporto di lavoro sia il raggiungimento dell’età pensionabile o le dimissioni da parte del lavoratore o il licenziamento.

Perchè indipendentemente dalla causa, il lavoratore ha comunque diritto ricevere il pagamento del TFR.

In questo articolo, scopriremo come ottenere il pagamento del TFR e i riferimenti legali rilevanti.

Come Calcolare il TFR

Prima di passare di vedere come recuperare il TFR non pagato, è opportuno soffermarsi brevemente su come si calcola il TFR.

In questo modo, il lavoratore potrà in primo luogo verificare quanto effettivamente gli spetta.

Il calcolo del TFR è regolato dall’articolo 2120 del Codice Civile italiano.

Il TFR si calcola annualmente e viene accantonato dal datore di lavoro.

Il calcolo del TFR può essere rappresentato dalla seguente formula:

TFR = retribuzione annua / 13,5 + quote di rivalutazione.

La retribuzione annua include tutte le somme corrisposte al lavoratore a titolo di retribuzione, comprese tredicesima e quattordicesima, se previste.

Le quote di rivalutazione, invece, sono calcolate applicando un tasso fisso dell’1,5% e a un tasso variabile pari al 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) calcolato dall’ISTAT.

Quando e come recuperare il TFR non pagato?

Una volta effettuato il calcolo del TFR non pagato, possiamo passare alle modalità di recupero dello stesso.

La legge stabilisce che il pagamento del TFR deve avvenire entro un mese dalla cessazione del rapporto di lavoro, spesso tramite il pagamento dell’ultimo stipendio.

Anche la Corte di Cassazione ha più volte chiarito le condizioni e le modalità di pagamento del TFR, specificando, con la sentenza n. 24823 del 2010, che il pagamento del TFR deve essere effettuato dal datore di lavoro tempestivamente.

La Suprema Corte ha anche stabilito che in caso di ritardo nel pagamento del TFR, il lavoratore ha diritto agli interessi sulle somme non pagate dal momento della cessazione del rapporto lavorativo fino al loro effettivo pagamento.

Questo termine generale può subire delle variazioni per alcune categorie di lavoratori.

Se sei interessato ad approfondire i termini di erogazione del TFR, ti consigliamo questo articolo: termini di pagamento del TFR, nel quale sono indicati specificatamente i termini a seconda della categoria di appartenenza del lavoratore.

Come visto, in linea generale, per i dipendenti privati, il TFR stesso deve essere versato insieme all’ultimo cedolino entro un mese dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Ma cosa può fare il lavoratore se il pagamento non avviene entro i termini di legge?

Recupero stragiudiziale: la diffida ad adempiere

Il primo passo è quello del fare una richiesta informale tramite diffida ad adempiere (se cerchi un modello che faccia al caso tuo, clicca qui).

Nella fase iniziale, il dialogo con il datore di lavoro è fondamentale.

Infatti, così è possibile comprendere quali siano le cause del mancato pagamento del TFR e trovare un accordo che soddisfi sia lavoratore che datore di lavoro.

A volte però una diffida ad adempiere potrebbe non bastare.

In questa ultima ipotesi è necessario percorrere la via giudiziale per ottenere il pagamento di quanto dovuto.

Recupero giudiziale

Nel caso in cui il recupero stragiudiziale risulti infruttuoso, il lavoratore dovrà agire in giudizio per ottenere un provvedimento di condanna del datore di lavoro a pagare quanto dovuto.

Il recupero giudiziale può avvenire attraverso due procedure che affronteremo meglio nel dettaglio in seguito.

La prima procedura, più veloce ed economica, è il procedimento per decreto ingiuntivo.

In questo caso, però, il lavoratore deve essere munito della busta paga o di altro documento proveniente dal datore di lavoro che dimostri l’esistenza del credito.

Altrimenti, il lavoratore dovrà ricorrere al processo ordinario a cognizione piena, seguendo il rito del lavoro.

Si rende necessario ricorrrere al processo ordinario quando il lavoratore deve dimostrare in giudizio l’esistenza del credito e l’ammontare dello stesso.

Alla conclusione del giudizio, il Giudice emana una sentenza di condanna che può essere eseguita dal lavoratore appena notificata al debitore.

Mentre, nel procedimento per decreto ingiuntivo, salvi i casi in cui sia concessa la provvisoria esecutività, il lavoratore può portare ad esecuzione il decreto ingiuntivo solo quando siano decorsi 40 giorni.

Prima di esaminare la disciplina del recupero, la prima scelta che il lavoratore deve compiere è se contattare il sindacato oppure un avvocato di fiducia.

Per questa ragione, approfondiamo l’argomento nel prossimo paragrafo.

Recuperare TFR, meglio avvocato o sindacati?

Come visto, esauriti i tentativi di una trattativa amichevole stragiudiziale con il datore di lavoro, il lavoratore che non ha ottenuto il pagamento del TFR, deve rivolgersi ad un professionista per intraprendere la strada del recupero giudiziale.

Le opzioni sono sostanzialmente due:

  1. rivolgersi ad un sindacato;
  2. contattare un avvocato esperto in diritto del lavoro.

Entrambe sono valide opzioni per la risoluzione del problema, con una importante differenza.

Infatti, solo un avvocato può rappresentare in giudizio il lavoratore e ha una preparazione tecnica, oltre che sul diritto del lavoro, anche sulla procedura giudiziale da seguire per ottenere un provvedimento da parte del Tribunale.

Sotto questo profilo, infatti l’efficacia del sindacato si esaurisce nella parte stragiudiziale del recupero, dovendo poi necessariamente subentrare un avvocato.

Quindi, ricapitolando:

  • per il tentativo bonario di recupero, sia l’avvocato che il sindacato rappresentano una valida scelta per tentare di convincere il datore di lavoro a pagare il TFR spontaneamente.
  • per quanto riguarda la procedura giudiziale di recupero del TFR, invece, solo l’avvocato ha il potere di rappresentare in giudizio il lavoratore.

Come recuperare il TFR lasciato in azienda per via giudiziale?

Abbiamo visto come, se il lavoratore non riesce ad ottenere il pagamento del TFR spontaneamente dal datore di lavoro, dovrà ricorrere ad una procedura giudiziale di recupero del credito.

Tuttavia, ci sono due diverse procedura a seconda che il diritto al TFR sia dimostrato documentalmente o meno.

Procedimento per decreto ingiuntivo

Infatti, se il lavoratore disponde dell’ultima busta paga dove è stato indicato anche l’importo del TFR, quel documento vale come prova scritta e può essere utilizzata per utilizzare la procedura di ricorso per decreto ingiuntivo.

Senza addentrarci troppo in tecnicismi, basta sapere che questo procedimento si introduce con ricorso a cui viene allegata la prova scritta del credito.

In presenza di questo elemento probatorio, particolarmente forte perchè proveniente dallo stesso debitore (infatti la busta paga è inviata dal datore di lavoro al lavoratore), il giudice emette un provvedimento (il decreto ingiuntivo) di condanna del datore di lavoro velocemente e senza attendere il contraddittorio con lo stesso.

Questa procedura è caratterizzata da speditezza (in genere è possibile ottenere il decreto di condanna dopo qualche mese dal deposito del ricorso) e per la presenza di un contraddittorio solo eventuale.

Infatti, il decreto ingiuntivo andrà notificato al datore di lavoro, il quale avrà 40 giorni di tempo per pagare quanto dovuto o per proporre opposizione, laddove avesse delle ragioni da far valere.

Per questa ragione, il contradditorio è solo eventuale, in quanto solo se il datore di lavoro propone opposizione incomincerà un giudizio di accertamento sul diritto.

Ma se il datore paga, oppure non propone opposizione entro 40 giorni, il diritto del lavoratore diviene definitivo, senza alcun ulteriore accertamento (e perdita di tempo).

Quindi, trascorsi 40 giorni senza opposizione e senza pagamento, il lavoratore potrà intraprendere esecuzione forzata contro i beni del datore di lavoro per ottenere il pagamento di quanto dovuto.

Procedimento ordinario

Altrimenti, se il lavoratore non dispone della busta paga (o di altro documento in grado di dimostrare il credito), dovrà optare necessariamente per l’accertamento ordinario.

Infatti, non sono rari i casi in cui il datore di lavoro non invii l’ultima busta paga o quelli in cui lavoratore ha lavorato in nero, senza inqudramento contrattuale, oppure abbia svolto mansioni ulteriori o diverse rispetto a quelle previste.

In questi casi, a differenza di quanto visto nel procedimento per decreto ingiuntivo, il lavoratore deve dimostrare non solo l’esistenza del credito, ma anche l’entità dello stesso, in contraddittorio con il datore di lavoro.

Per queste ragioni, il procedimento è più lungo (può durare diversi anni) e dispondioso (oltre al costo dell’avvocato, potrà essere necessario affrontare spese per tasse, consulenti ecc).

Pertanto, quando è possibile, risulta preferibile il procedimento per decreto ingiuntivo sia per celerità che per economicità.

Come recuperare TFR da azienda fallita?

Anche se l’azienda non ha beni da aggredire o è fallita, non tutto è perduto.

Del resto, non è raro che l’imprenditore smetta di pagare i propri dipendenti proprio in concomitanza con una crisi aziendale.

In queste ipotesi, il lavoratore ha ancora a disposizione una freccia al suo arco: la procedure presso il Fondo di Garanzia dell’INPS.

Infatti, il Fondo di Garanzia dell’INPS a determinate condizioni, paga il TFR al lavoratore per l’ipotesi in cui l’azienda abbia chiuso i battenti.

Se sei interessato ad approfondire l’argomento, leggi anche l’articolo sui requisiti di accesso al Fondo di Garanzia dell’INPS.

La procedura per accedere al rimborso da parte del Fondo è regolata dalla legge e può essere azionata anche dal lavoratore personalmente.

Tuttavia, è comunque consigliabile la presenza di un legale per presentare la domanda in modo corretto e allegare la documentazione necessaria.

Quanto costa un avvocato per il recupero TFR?

Altra nota dolente per il lavoratore sono i costi delle procedure di recupero, indipendentemente da quella per cui si opta.

Infatti, il lavoratore che non ha ricevuto il pagamento del TFR non ha intenzione di affrontare ulteriori spese per il recupero del credito.

Tuttavia, sopprattutto per la procedura giudiziale, ci sono alcuni costi da sostenere.

Quali, ad esempio, il cotributo unificato e la marca da bollo per l’iscrizione a ruolo del giudizio.

Inoltre, se il credito non è determinato nel suo ammontare, bisognerà rivolgersi ad un contegista esperto per quantificare il credito del lavoratore.

A questi costi, si aggiunge poi la parcella dell’avvocato per il recupero del TFR. Tuttavia, non sempre questo costo dovrà ricadere sul lavoratore.

Andiamo a vedere perchè.

Secondo la legge, chi perde il giudizio corrisponde alla parte vincitrice le spese legali determinate dal giudice nella sentenza o nel decreto ingiuntivo.

Per quantificare queste spese, il giudice si avvale dei parametri forensi indicati dal D.M. 55/2014.

Tali valori variano a seconda del valore della causa (in questo caso la somma di cui si chiede il pagamento) e della complessità della stessa.

Pertanto, alcuni avvocati non richiedono al lavoratore alcun pagamento anticipato, aspettando di vincere la causa per ottenere il pagamento direttamente dal datore di lavoro soccombente.

In questo caso, l’avvocato si accola un rischio non dovuto e potrebbe essere più motivato a portare a casa il risultato per il lavoratore e per se stesso.

Per questa ragione, gli avvocati del nostro network non chiedono alcun pagamento anticipato al lavoratore.

Se sei interessato ad ottenere una consulenza gratuita da uno dei nostri avvocati specializzati nel recupero TFR e in diritto del lavoro, contattaci subito. Siamo a tua disposizione.